VISITA AL PARLAMENTO DELLE ISOLE BALEARI

Venerdì 13 marzo 2020 ALLE ORE 17:00

via Palau Reial, 8 (sotto gli archi)

La visita al Parlamento baleari sarà a cura di Joan Ferrer (storico dell’arte e deputato del PSIB-PSOE)

È necessario iscriversi

si prega di utilizzare l’indirizzo mail

gruppoculturaleitalianomaiorca@gmail.com

UNA RICETTA CON STORIA

VELLUTATA DEI GONZAGA

LA CUCINA MANTOVANA RAPPRESENTÒ UN PUNTO DI RIFERIMENTO IN EUROPA

Mantova è una città dove la cucina è (anche) cultura, con radici importanti che tanti ignorano, espressi perfettamente dalla filosofia ‘Di popolo e di corte’ che animò il periodo d’oro dei Gonzaga. Tra il XV e il XVII secolo, la cucina mantovana rappresentò un punto di riferimento in Europa: i cuochi del Ducato furono i primi a saper coniugare piatti decisamente popolari con quelli elaborati, creando una scuola di pensiero gastronomico, codificata da Bartolomeo Sacchi. Il suo trattato ‘De honesta voluptate et valetudine’, pubblicato a Venezia nel 1474, si diffuse in tutte le corti e al di là delle grandi ricette conteneva una novità assoluta: insegnava l’uso delle risorse del territorio, a seconda delle stagioni, anticipando concetti oggi abituali.

La corte, grazie a cuochi straordinari come Bartolomeo Stefani – autore nel 1662 de “L’arte di ben cucinare”, uno dei primi testi sacri della cucina italiana- preparava banchetti sontuosi, utilizzando il meglio del territorio. Il popolo viveva di zuppe ma aveva le sue specialità come il lardo pestato con prezzemolo e aglio, buonissimo con la polenta, o il risotto alla ‘pilota’, che ancora oggi è il banco di prova di ogni cuoco mantovano di nome o di fatto. Niente a che fare con la guida: questo piatto deve il nome agli operai addetti alla pilatura del riso chiamati appunto “piloti”: è riso Vialone Nano cotto per assorbimento, condito con salamella mantovana e grana. Per la cronaca, la ‘capitale’ di questo piatto è considerata Castel d’Ario – borgo distante 20 km dalla città dove è nato Tazio Nuvolari – dove ha ricevuto una De.Co. a difesa della ricetta.

E poi si passa ai tortelli di zucca su cui ogni angolo di Padania – da Ferrara a Crema – vanta la superiorità. “E’ divertente constatare che man mano che procedi da Est verso Ovest, aumenta la componente di amaretti e mostarda – spiega Antonio Santini, mitico patron del Tre Stelle Michelin Dal Pescatore, che si trova a Canneto sull’Oglio, a sud di Mantova – mentre da noi la zucca e il Parmigiano Reggiano hanno più peso.” La carta dei Santini ha altri richiami al territorio come il pesce d’acqua dolce che i principi facevano arrivare dal Garda quando non lo recuperavano tra Oglio e Mincio o dai tre laghetti interni. “Proponiamo il luccio in bianco con la salsa o i gamberi di fiume. Un altro grande piatto è il risotto con i filetti di pesce gatto ed erba cipollina: sono ottimista, tra qualche anno lo torneremo a pescare dall’Oglio, come un tempo: le nuove generazioni sono molto più attente al territorio e all’ambiente”.

UN PO’ DI STORIA

Dovete sapere che i Gonzaga, signori di Mantova, una delle più note famiglie principesche d’Europa, protagonisti della storia italiana ed europea dal 1328 al 1707, non si erano sempre chiamati così e non erano di famiglia nobile.

Il loro vero cognome era Corradi, divenuto poi Gonzaga perché risiedevano in quel paese di campagna del basso mantovano.

In questa famiglia, divenuta molto ricca grazie all’allevamento di cavalli di razza e con possedimenti di terreno molto estesi, il primo ad ottenere il potere fu un certo Luigi.

Costui, all’alba del 16 agosto 1328 mandò all’interno della città alcune truppe dell’esercito di Mantova e di Verona al comando dei figli Guido, Filippino, Feltrino e del genero Guglielmo.

I soldati ricevettero l’ordine di vestirsi da mercanti, mendicanti e viandanti e di radunarsi all’alba in piazza Sordello. Così fecero e, mentre la popolazione di Mantova doveva ancora svegliarsi, ad un cenno dei comandanti i soldati iniziarono a gridare “Viva Gonzaga e Paserino mòra” (Viva i Gonzaga e Passerino muoia); quest’ultimo era il soprannome di Rinaldo Bonacolsi, allora signore di Mantova.

Costui, non capendo bene cosa stesse succedendo e credendo si trattasse di ragazzacci, uscì imprudentemente in piazza, orgogliosamente seduto sul suo destriero, pensando che la sua presenza sarebbe stata sufficiente a placare la rivolta. Venne invece trafitto da una freccia lanciata da Albertino da Saviola, fedelissimo dei Gonzaga.

Rientrò velocemente a palazzo, ma arrivato sulla soglia, il cavallo ebbe un brusco sussulto e Passerino, abbandonato sulla sella a causa della ferita, morì sbattendo la testa contro lo stipite della portone.

Per celebrare la vittoria Luigi Gonzaga ordinò che in chiesa venisse cantato un “Te Deum”.

La leggenda vuole che mentre Luigi I assisteva alla funzione, si avvicinò a lui una vecchina, che in realtà era una strega, la quale gli predisse che i Gonzaga avrebbero avuto fortuna fintantoché avessero tenuto con sé un esponente dei Bonacolsi.

Luigi allora, che non aveva nessuna intenzione di tenere presso di sé alcun discendente dei suoi nemici, escogitò un ingegnoso stratagemma per soddisfare le richieste della vecchina: fece imbalsamare il cadavere di Passerino e lo tenne nel palazzo Ducale come portafortuna.

Si dice poi, che l’ultima duchessa dei Gonzaga, impressionata da quel cadavere mummificato che si trovava in bella vista nel castello di San Giorgio, lo fece gettare nel Mincio, decretando così la fine della dinastia di questa famiglia e del loro potere sulla città di Mantova

RICETTA VELLUTATA DEI GONZAGA

VELLUTATA DEI GONZAGA

450 g di zucca

2 tuorli

50 g di farina di mandorle

8 dl di brodo vegetale

2 arance

parmigiano reggiano grattugiato

pane tostato

cannella in polvere

qualche rametto di coriandolo

50 g di burro

aceto di vino bianco

sale e pepe

Lavate la zucca, provatela dei semi, ricavate dal bordo qualche fettina con la buccia e tenetela da parte. Eliminate la scorza dalla zucca rimasta, tagliate la polpa a pezzetti, copriteli con il brodo caldo e fate sbollire per 12-15 minuti, mescolando di tanto in tanto, finché la zucca comincerà a disfarci. Frullate la zucca con il mixer a immersione.

Scaldate in una padella 30 g di burro e tostatevi la farina di mandorle; unitevi la crema di zucca preparata, mescolate, scaldate la vellutata ottenuta e, se necessario, diluitela con 1 mestolino di brodo caldo.

Lavate la arance e grattugiate 1 cucchiaino di scorza. Spremetele e unite il succo alla vellutata. Un attimo prima di toglierla dal fuoco, incorporate i tuorli; salate, pepate, unite anche la scorza d’arancia e spegnete.

Fate fondere in un padellino antiaderente il burro rimasto con lo zucchero e l’aceto. Quando lo zucchero si sarà sciolto e risulterà ambrato, fatevi caramellare le fettine di zucca tenute da parte per circa 1 minuto.

Distribuite la vellutata in ciotole individuali e completate con le fettine di zucca caramellate, un pizzico di cannella e il coriandolo. Servite con il pane tostato e il parmigiano grattugiato a parte.

Buon appetito !!!

WORKSHOP DI CUCINA ITALIANA

GRUPPO CULTURALE ITALIANO DI MALLORCA

GIOVEDÌ 5 DI MARZO alle ore 19:00

IL BUONO DELLA ZUCCA

Piatti dolci e salati, dal primo al dessert

Menù (*)

Antipasti dello chef

Insalata di zucca arrostita con spinacini e rucola (ricetta Il meglio di sale&pepe collection)

Vellutata dei Gonzaga (ricetta Il meglio di sale&pepe collection)

Tagliatelle di farro con zucca e salvia (ricetta Il meglio di sale&pepe collection)

Sorbetto di fragola con gocce di cioccolato (ricetta maiorchina dello chef)

Brownies alla zucca e cacao

Vini (Prosecco Alberto Torresi, Lambrusco dell’Emilia Villa BONAGA)

Caffè o infusione

Liquore fatto in casa (ricetta maiorchina dello chef)

POSTI LIMITATI. MINIMO 10 PERSONE/MASSIMO 15

È OBBLIGATORIO ISCRIVERSI (*)

(*) Costo 30€. CENA COMPRESA. 5€ ALLA CONFERMA

(*) A lezione o indirizzo mail (gruppoculturaleitalianomaiorca@gmail.com). FINO AL 27 di febbraio

Punto di incontro: Davanti alla porta d’entrata Club Sant Antonio de la Playa. (Ca’n Pastilla). Angolo con Ristorante La Mejillonera. C/ Nansas s/n. Alle ore 18:55, 5 minuti prima dell’inizio del corso. Si prega puntualità.

ALLA SCOPERTA DI MAIORCA

GRUPPO CULTURALE ITALIANO DI MALLORCA

IN COLLABORAZIONE CON “ESTOL CAPELLETS DE TEULADA”

PENYA DES MIGDIA O PENYA ROJA

I EL CANÓ DES MORO”

Sabato 29 FEBBRAIO Andiamo a camminare

Luogo d’Incontro: Davanti a Leroy Merlin dell’Ocimax di Palma (*)

Ora di ritrovo: 8:30. Si prega puntualità.

Itinerario:Percorso circolare. Santuari di Nostra Senyora de la Victória -Ses Tres Creus -Vessant de Sa Falguera -Indret del Coll des Jueus -Falda Puig del Romaní -Coll de La Solana -Forn de Bala Roja -Aljub -Penya des Migdia -Canó des Moro –Il ritorno sarà per la stessa via è tutto in discesa.

Durata: 4 ore circa.

Difficoltà: Itinerario con una lieve salita. Ce qualche punto in cui si deve prestare attenzione. Il ritorno è tutto in discesa.

Trasporto: macchina propria

(*) Per quelli che vengono da fuori Palma l’appuntamento è in il Santuari de Nostra Senyora de la Victória”, punto di partenza dell’escursione, alle ore 9:30 e devono comunicarcelo. Si prega puntualità

È necessario iscriversi

Per iscriversi all’escursione si prega di utilizzare l’indirizzo mail

gruppoculturaleitalianomaiorca@gmail.com

Nel caso si annullli l’escursione contatteremo solamente con la gente che ha confermato la partecipazione

IN PREPARAZIONE:

WORKSHOP DI CUCINA ITALIANA

IL BUONO DELLA ZUCCA

Piatti dolci e salati, dal primo al dessert

Giovedì 5 di marzo 2020 alle ore 19:00

PATRIMONIO E GASTRONOMIA A SANTA CATALINA

SABATO 22 FEBBRAIO ALLE 10.00

ITINERARIO GUIDATO IN ITALIANO

A cura di Cecilia de Grazia

Camminata per Santa Catalina e Es Jonquet organizzata da ARCA e Diana Ferriera per conoscere il patrimonio storico di questi due quartieri emblematici di Palma.

1. Montepío de Previsión del Arrabal de Santa Catalina

2. Can Palmer. C / Quetglas, 5

3. Chiesa la Inmaculada Concepción

4. Teatro Mar y Tierra

5. Es Jonquet

6. Rentadors municipales

7. Hostal Cuba

8. Edificio la Central

9. Can Pujol

Punto d’incontro:

Sede ARCA, carrer de Can Oliva, 10 (Rambla angolo con negozio strumenti musicali)

Prezzo (compresa degustazione)

10 euro soci Arca e studenti

12 euro non soci

Iscrizioni ad ARCA: arcainforma@arcapatrimoni.net

DEGUSTAZIONE GASTRONOMICA AL MERCATO DI SANTA CATALINA

LA DEGUSTAZIONE GASTRONOMICA SARÀ CONDOTTA DA DIANA FERREIRA

L’idea di questa attività quella di diffondere il ricettario delle Isole Baleari e in conformità con il tour organizzato da ARCA. Le ricette dei piatti per questo progetto sono le seguenti, ma alcune possono variare.

Ponxe «Rey Don Jaime»/Fonte «Tapas y pinchos »  da Javier Soriano.

Uova di quaglia «en budellets«/Fonte «Nuestra Cocina» da Lluís Ripoll.

Frittelle di carciofi/Fonte «La Cocina mallorquina» da  Jaume Fàbrega.

Dolci «Menjar Blanc»/ Fonte «Sa cuina da Toby Molenaar».

Punto d’incontro:

Sede ARCA, carrer de Can Oliva, 10 (Rambla angolo con negozio strumenti musicali)

Prezzo (compresa degustazione)

10 euro soci Arca e studenti

12 euro non soci

Iscrizioni ad ARCA: arcainforma@arcapatrimoni.net

LO ZABAIONE

Siccome si dice in spagnolo «ciò che è promesso è debito», dopo il workshop di cucina italiana mancava la spiegazione del libro «Ricette di pasticceria della tradizione veneziana», La dolce Serenissima Repubblica.

 

 

 

 

 

 

E a proposito della ricetta dello zabaione qui ce l’hai:

 

Zabaione” è davvero un nome molto singolare, tanto che l’origine di questa parola non è chiara nemmeno agli intenditori.

Alcuni di questi hanno avanzato l’ipotesi che il merito per la diffusone di questa squisita ghiottoneria possa essere riconducibile ai veneziano o, se non altro, alla loro presenza sulle coste della ex Jugoslavia, dove era diffusa una densa bevanda (zabaja) ritenuta particolarmente energetica.

Secondo altri “zabaione” deriverebbe da un termino latino (sabaia) usato per indicare un tipo di birra. Sicuramente fu la somiglianza visiva a suggerirlo, poiché la crema dal colore giallo chiaro, presenta sulla superficie un accenno di schiuma leggera.

In ogni caso, un’antica usanza veneziana prevedeva che un miscuglio preparato con uova, zucchero e vino Malvasia, con un’aggiunta di alcol puro, fosse immancabilmente regalato allo sposo novello dagli amici al termine del pranzo di nozze, così da propiziare il successo della prima notte. A volte venivano addirittura aggiunti altri ingredienti ritenuti afrodisiaci come la cannella, la noce moscata ecc.

Oggi lo zabaione viene servito come dessert, accompagnato dai baíco’li, o può essere impiegato nella preparazione di altri dolci.

ZABAJÓN

8 tuorli d’uovo, 12 cucchiai di zucchero, 3 dl di Marsala o di altro vino dolce, cannella in polvere.

La preparazione dello zabaione è molto semplice, ma richiede attenzione nel momento della cottura.

Versare in una casseruola i tuorli e lo zucchero e mescolare energicamente il tutto con un cucchiaio di legno o una frusta, in modo da ricavare una spuma soffice e chiara. Unirvi il Marsala e un po’ di cannella in polvere, amalgamare gli ingredienti e porre su fuoco molto moderato, non smettendo mai di mescolare sempre nello stesso senso. Dopo un po’ il composto inizierà a gonfiarsi e a quel punto sarà bene fare molta attenzione perché lo zabaione non deve raggiungere il bollore. Infatti, se ciò accadesse, la buona riuscita della ricetta risulterebbe compromessa.

Infine servirlo caldo, in tazze di porcellana o in coppette, accompagnando con i baíco’li che tradizionalmente sposo questa ghiottoneria. Se piace, completare con un po’ di panna montata. Servire tiepido o freddo accompagnando con un Vin santo di Gambellara.

ANTICO ZABAJÓN

3 uova, 100 g di zucchero, ½ di vino bianco secco, il succo di 1 limone.

Questa antica e semplice ricetta, che pare possa risalire al Settecento, prevede l’utilizzo di una quantità inferiore di uova rispetto alla ricetta precedente più conosciuta.

In una casseruola versare il vino, le uova, lo zucchero e il succo di limone. Mescolare tutto con mota cura con un cucchiaio di legno, quindi trasferite il recipiente su fuoco vivace, non smettendo mai di mescolare.

Appena il composto è vicino a bollore, toglierlo dal fuoco, versarlo in tazze adatte e lasciarlo raffreddare prima di servirlo con gli insostituibili baíco’li.

ZABAIONE CLASSICO PER BIMBY

150 g zucchero semolato

150 g tuorli (circa 7) uova

100 g (secco) marsala

50 g (secco) vino bianco

Come cucinare la ricetta

Montare la farfalla nel boccale e aggiungere i tuorli (a temperatura ambiente) e lo zucchero: 5 min. 37° vel. 3.

Aggiungere il marsala e il vino: 7 min. 70° vel. 3.

Versare nei bicchierini e servire con i biscotti.

 

Buon appetito !!!

Il cuoco

 

AMANTI LATINI

NUOVO LIBRO DI FRANCO MIMMI

 

 

 

 

 

AMANTI LATINI
LA STORIA DI CATULLO E LESBIA

«Amanti latini» è la storia dell’amore di Catullo per Lesbia ma è anche una introduzione alla vita quotidiana nell’antica Roma – i costumi sociali e le lotte politiche, le condizioni igieniche e le speculazioni edilizie -, in un accostamento alla vita dei nostri giorni che vuole mettere in evidenza le analogie costanti pur a distanza di tanti secoli. Troppo spesso l’avvicinamento dei giovani ai classici non avviene in forma viva e partecipativa. Una bella storia d’amore (e quella di Catullo è tra le più belle) può essere un buon mezzo per attrarre un pubblico adolescente.

Si può ordinare presso la casa editrice (sconto del 15% fino al 15 febbraio con il codice AMANTILATINI15 ).

https://www.lampidistampa.it/…

E ovviamente in internet. 

https://www.ibs.it/amanti-

 

 

ATTENZIONE !!!

CONVERSAZIONE IN ITALIANO CON L’ETNOBOTANICO GIORGIO SAMORINI

ATTENZIONE !!!

LUNEDÌ 27 DI GENNAIO ALLE ORE 19:15

BIBLIOTECA PUBLICA DE PALMA

«Can Sales»

Plaça de la Porta de Santa Catalina, 24

07012 Palma

CONVERSAZIONE IN ITALIANO

MITOLOGIA DELLE PIANTE INEBRIANTI

CONVERSAZIONE IN ITALIANO CON L’ETNOBOTANICO GIORGIO SAMORINI

LUNEDÌ 27 DI GENNAIO ALLE ORE 19:30

 

 

 

 

Giorgio Samorini, nato a Bologna nel 1957, è uno studioso etnobotanico che da decenni sviluppa un lavoro di ricerca sull’uso tradizionale delle piante inebrianti.

Ha svolto indagini sul campo presso realtà tribali in Africa, America Latina, Asia.

Ha pubblicato numerosi articoli in riviste scientifiche e diversi libri fra cui L’erba di Carlo Erba (1996), Funghi allucinogeni, Studi etnomicologici (2001), Droghe tribali (2012), Animali che si drogano (2013).

 

BiBLIOTECA PUBLICA DE PALMA

«CAN SALES»

Plaça de la Porta de Santa Catalina, 24

07012 Palma

LUNEDÌ 27 DI GENNAIO ALLE ORE 19:15

 

 

 

 

 

 

Le piante inebriante sono state ovunque considerate un dono che le divinità fecero agli uomini per permettere la comunicazione con la sfera divina, con il mondo degli spiriti o degli antenati. Questa credenza ha portato all’elaborazione del mito d’origine della pianta inebriante, che spiega, motiva, e continuamente fonda la sua esistenza e il suo rapporto causale con l’uomo; un mito più o meno elaborato, a volte ben preservatosi nelle cosmogonie e nelle antropogonie delle popolazioni tradizionali, in altri casi rintracciabile in un racconto, una novella o un semplici aneddoto, come forma residuale folklorica degli antichi miti.