UN ALTRO MODO PER CONOSCERE E GODERE VENEZIA

ANDAR PER BACARI TRA OMBRE E CICCHETTI

UN ALTRO MODO PER CONOSCERE E GODERE LA CITTÀ DI VENEZIA

Mangiare e bere bene a Venezia è un imperativo. Qui è impossibile non appagare l’appetito e placare la sete, perché laddove ti giri compare un bacaro pronto a soddisfare ogni desiderio. Ma in un labirinto di calli e canali è facile smarrirsi: ecco allora un libro che allo stesso tempo è guida e ricettario, che vi condurrà alla scoperta dei cicchetti della tradizione, tra una sarda in saor e un folpetto in umido, e dei bacari più autentici, nascosti in mezzo ai sestieri della città. Questa è una Venezia da gustare con gli occhi e con il palato, da vivere attraverso un tour enogastronomico assolutamente imperdibile.

MONICA CESARATO

Food blogger e critica gastronomica veneziana dal 2008, è prima di tutto un’amante del buon cibo. Da diversi anni divulga la storia e le ricette della gastronomia veneziana ai visitatori stranieri tramite il suo blog, le lezioni di cucina e vari podcast.

FRA STORIA E MITI DA SFATARE

Ostaria, Locànda, tavèrna, malvasia, furàtola, bastiòn, banderruòla, samàrco, magazèn, fritolìn: questo sono le denominazioni veneziane dei localo addetti alla rivendita di vino e cibo nell’antica Repubblica Serenissima, oramai cadute in disuso e che vivono solo nella memoria storica, ancora ritrovabili tuttavia tra i nomi di qualche calle.

Amarone, Recioto, Soave, Prosecco, Bardolino: solamente alcuni nomi di vini famosi in tutto il mondo e che nascono dalla stessa regione dell’Italia settentrionale, fra le principali produttrici di vino del paese: il Veneto.

«Bransìni, oràe, sardèe, grànso, pòrp, caparòssoi, peòci…» sono pesce che si possono trovare al Mercato di Rialto. Ê il mercato più conveniente della città e la gente da tutti i sestieri veneziani vieni qui per acquistare i miglioro ingredienti freschi per pranzo o cena.

Vi presentiamo qui di seguito una serie di ricette tradizionali e moderne veneziane di cicchetti a base di pesce:

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Baccalà mantecato

Calamaretti fritti

Gamberoni in saor

Insalata di Polpo

Sarde in saor

Moscardini in unido……..

LA CARNE E LA TERRA FERMA

Quando si parla di cucina veneziana automaticamente la mente va ai prodotti ittici della laguna, ma non tutti sanno che la carne è sempre stata una parte fondamentale della gastronomia lagunare.

Basti pensare che già gli antichi romani, riferendosi al territorio veneto, fanno menzione delle famose vacche di Altino, come riporta Columella, scrittore latino del I secolo d.C: «Ma per l’allattamento dei vitelli sono raccomandate le vacche di Altino che gli abitanti di quella regione chiamano ceve».

Alcuni cicchetti di carne:

Bovoeti agio e ogio

Brsaola col cren

Crostini con uova di guglia e pancetta

Figà aea venexiana

Pâté di fegato

Trippe alla veneta…

LE VERDURE VENEZIANE

Forse è la luce particolare di Venezia, ma le verdure in mostra sui banchi del Mercato di Rialto hanno sempre un colore intenso e vivace. Dalle teste innevate dei cavolfiori e dei finocchi al ricco oro delle zucche e il verde brillante della bietola e dei broccoli, dal rosso scartalo dei pomodori e all’intenso bordeaux del radicchio: un’incredibile display di colori e profumi.

Le verdure, coltivate nel fertile terreno ricco di argilla e sabbia confinante con la laguna, sono sulle tavole dei veneziani oggi come lo erano dall’inizio del XIV secolo d.C, quando i terreni agricoli del Veneto intorno a Padova e Treviso furono assoggettati al controllo veneziano. Molti piatti della tradizione hanno origini povere,perché venivano preparati con i legumi e le verdure della zona.

Alcuni cicchetti vegetariani:

Carciofi in pastea

Carciofi in tecia

Cipolline in agrodolce

Fiori de suca friti

Mozzarelle in carrozza

Polpette di ricotta

Zucca in saor….

ANDAR PER BACARI

Se volete gustare i cicchetti direttamente laddove sono stati inventati, eccovi un elenco di bacari e osterie, suddiviso in possibili itinerari.

Se volete gustare i cicchetti direttamente laddove sono stati inventati, eccovi un elenco di bacari e osterie, suddiviso in possibili itinerari, ma ricette e itinerari saranno nella prossima puntata.

Ho preso l’idea di questo articolo dal Libro di MONICA CESARATO Andar per Bacari, ricette e itinerari tra ombre e cicchetti, pubblicato dall’editore Programma.

Grazie ai consigli contenuti in questo libro, il mio ultimo viaggio a Venezia, qualche settimane fa, si è rivelato un vero piacere e delizia per lo stomaco e la mente. Un vero piacere. Grazie!! (Il cuoco)

Per questa ragione cercheremo di mettere in pratica alcuni degli spunti e dei cicchetti raccolti in questo apprezzato ed incredibile libro.

CORSO DI CUCINA ITALIANA

GIOVEDÌ 21 DICEMBRE alle ore 18:45

UN ALTRO MODO PER CONOSCERE E GODERE LA CITTÀ DI VENEZIA

TRA OMBRE E CICCHETTI

Menù in preparazione:

Aperol Spritz

Cicchetti di pesce

Cicchetti vegetariani

Zuppa di mandorle di Natale

Bigoli o spaghetti mori alla veneziana

Panettone (comprato in pasticceria) e dolci sorpresa fatto dal cuoco

VINI:

Prosecco Menestrello

Bianco e rosso

Caffè e infusione

Liquore fatto in casa (ricetta maiorchina dello chef)

POSTI LIMITATI: MINIMO 10 PERSONE/MASSIMO 15

è obbligatorio iscriversi (*)

(*)gruppoculturaleitalianomaiorca@gmail.com

L’ISOLA DI ARTURO, PER INIZIARE L’ANNO

LA GRANDE SCRITTRICE ELSA MORANTE, NUOVA SFIDA PER IL GdLi

Il romanzo è un’esplorazione attenta della prima realtà verso le sorgenti non inquinate della vita. L’isola nativa rappresenta una felice reclusione originaria e, insieme, la tentazione delle terre ignote. L’isola, dunque, è il punto di una scelta e a tale scelta finale, attraverso le varie prove necessarie, si prepara qui, nella sua isola, l’eroe ragazzo-Arturo. È una scelta rischiosa perché non si dà uscita dall’isola senza la traversata del mare materno; come dire il passaggio dalla preistoria infantile verso la storia e la coscienza.

Arturo, il guerresco ragazzo dal nome di una stella, vive in un’isola tra spiagge e scogliere, pago di sogni fantastici. Non si cura di vestiti né di cibi. È stato allevato con latte di capra. La vita per lui è promessa solo di imprese e di libertà assoluta. E ora ricorda. Queste sono le sue memorie, dall’idillio solitario alla scoperta della vita: l’amore, l’amicizia, il dolore, la disperazione. Secondo romanzo della Morante dopo Menzogna e sortilegio (1948), L’isola di Arturo confermò tutte le qualità della scrittrice romana: l’impasto di elementi realistici e fiabeschi, la forte suggestione del linguaggio. Arturo, come Elisa in Menzogna e sortilegio, «si porta addosso la croce di far parte non di un oggi ma di un sempre».

PREMIO STREGA

l romanzo “L’isola di Arturo“, grazie al quale la Morante nel 1957 fu la prima donna a vincere il Premio Strega, si sviluppa infatti interamente all’interno dei 4 km² di estensione del territorio di PROCIDA.

ELSA MORANTE

Nasce a Roma nel 1912 e comincia a scrivere da giovanissima, collaborando con diverse rivista. Il suo primo ad essere pubblicato nel 1948 è Menzogna e sortilegio. Nel 1941 sposa Alberto Moravia ed entra in contatto con i grandi nomi della letteratura italiana del Novecento.

All’inizio degli anni ’60, la separazione da Alberto Moravia segna anche l’inizio di un travagliato periodo personale. Entra in contatto con l’ambiente delle avanguardie letterarie e con quelli della contestazione di sinistra.

Un nuovo interesse per la politica la porta alla scrittura de La storia, romanzo che riceve però diverse critiche. La sua ultima opera è Aracoeli, pubblicata nel 1982, tre anni prima della morte nel 1985.

I romanzi più famosi che ha scritto Elsa Morante sono: L’isola di Arturo, La storia, Menzogna e sortilegio e Aracoeli. La Morante ha scritto anche racconti (Il gioco segreto) e raccolte di poesie (Il mondo salvato dai ragazzini).

Elsa Morante ‘e morta d’infarto il 25 novembre del 1985.

APPUNTAMENTO GdLi

Giovedì 18 gennaio 2024

18:30

Punto d’incontro: Cafeteria Hotel Saratoga, Paseo Mallorca, 6

MANUALE RAPIDO DELLA CANZONE ITALIANA (VOL2)

GIOVEDÌ 23 NOVEMBRE 18:00 SALÓ D’ACTES IES RAMÓN LLULL

USI E COSTUMI ITALIANO DAL 1960 AL 2020 VISTI E ASCOLTATI ATTRAVERSO IL FESTIVAL DI SANREMO

UN SEMINARIO PRESENTATO DA SIMONE NEGRIN

SIMONE NEGRIN

Germogliato e cresciuto in Italia, conciato e marinato in Galizia.

È un narratore, artista teatrale e formatore, appassionato del genere umano nelle sue molteplici salse.

Raccoglie storie vere, le cucina con amore e dà loro la forma di una storia, aggiungendo umorismo e una varietà di emozioni.

APPUNTAMENTO

Giovedì 23 novembre, alle ore 18:00

IES Ramon Llull (Av. de Portugal, 2 07012 Palma

L’evento è completamente gratuito

PRESSO LA EMBAT LLIBRES

SETTIMANA DELLA LINGUA ITALIANA NEL MONDO

CONVERSAZIONE CON IL REGISTA RICCARDO TAMBURINI, finalista al Festival del Cinema di Maiorca

LUNEDÌ 23 OTTOBRE 19:30

EMBAT LLIBRES

Passatge Joan XXIII, 5A PALMA

Evento gratuito

IL MONDO IN ITALIANO

CORSI DI ITALIANO CON LA DANTE ALIGHIERI ISOLE BALEARI

Livello A1 martedì e giovedì, di 18:30-19:30

Livello A2 martedì e giovedì, di 19:30-20:30

IES POLITÈCNIC

Menorca, 1 07011

INFORMAZIONE:

ladantebaleari@gmail.com

Whatsapp 694461891

ARRIVA SETTEMBRE E COMINCIAMO A CAMMINARE

IL GRUPPO CULTURALE DI MAIORCA INIZIA UNA NUOVA AVVENTURA E UN NUOVO ANNO

Un anno in più se inizia una nuova avventura del Gruppo Culturale Italiano di Maiorca, con l’eccezione che per alcuni mesi non avremo il prezioso aiuto e la presenzia de la nostra professoressa Cecilia de Grazia.

Il primo incontro se produrrà giovedì 21 di settembre. Sono invitati tutti i membri che vorranno partecipare. Verranno tracciate le principale linee dell’anno e faremmo la prima lettura del Gruppo di Lettura Italiana (GdLi). Sarà alle ore 19:00. Promemoria gruppo wassap.

Sarà un brano del libro “Una di Luna” di Andrea De Carlo, già inviato qualche settimane fa. Finiremo la serata con una piccola cena al consueto punto di ritrovo La Tertùlia Cafè Teatre.

IN PREPARAZIONE:

CORSO DI CUCINA SICILIANA

Per Venerdì 29 di settembre stiamo ultimando un nuovo corso di Cucina Italiana sotto questo titolo «CUCINA SICILIANA, ricette, sapori, sagre».

Il menù definitivo ancora non è chiuso, ma è già certo che impareremo a fare PESTO ALLA TRAPANESE, LA CAPONATA, TAGLIATELLE CON LE SARDE E FINOCCHIETTO SELVATICO.

Spaghetti alla Norma? Chi lo sa?. Forse.

Per ora conosceremmo la storia della pasta alla Norma

Nel 1831 Vincenzo Bellini, compositore lirico catanese, tra i più celebri dell’Ottocento (la Sonnambula, i Puritani, la Norma), compose in soli tre mesi l’opera lirica Norma che debuttò alla Scala di Milano.

L’aria Casta Diva rese subito famosa quest’opera a tal punto che «sembra la Norma) (in catanese «pari’a Norma») divenne sinonimo di cose belle, ben fatte e degne di ammirazione.

Passano gli anni e nel 1920 durante un pranzo a cui partecipano, tra gli altri, l’attore Angelo Musco, il caratterista Turi Pandolfini e il noto poeta e commediografo Nino Martoglio, la cuoca e padrona di casa portò in tavola gli spaghetti con le melanzane e la ricotta infornata e i commensali gradirono la novità.

Dopo poche forchettate Martoglio volle complimentarsi con la cuoca: «signura Saridda chista è ‘na vera Norma» (signora Saridda questa è una vera Norma).

La pasta catanese venne cosi battezzata e da allora è diventata una delle ricette siciliane più popolari e conosciute al mondo.

Questa`e la storia della pasta alla Norma.

Come è già stato detto il corso si terrà il venerdì 29 di settembre alle ore 18:45. I dettagli verranno detti in seguito.

Chi è interessato può ora iniziare a registrarsi nel e-mail gruppoculturaleitalianodimaiorca@gmail.com

I COSSIERS DI MONTUÏRI DANZANO IN ONORE DI SAN BARTOLOMEO

IL RITO SI È TRASFORMATO IN UNA DANZA

Le Feste de Sant Bartomeu sono uno degli eventi estivi più tradizionali di Maiorca da non perdere. Montuïri, Consell e Sóller sono alcuni dei comuni che celebrano questa festa. Tuttavia, tra tutti gli elementi che caratterizzano queste feste estive, i più significativi sono senza dubbio i Cossiers de Montuïri.

ESTATE DOPO ESTATE, I COSSIERS DI MONTUÏRI, DOCUMENTATI DAL 1821, DANZANO UNA DANZA COLLETTIVA, RITMATA ED ENTUSIASTA, PIENA DI COLORE E SENSUALITÀ

Estate dopo estate, i Cossiers, documentati dal 1821, danzano una danza collettiva, ritmata ed entusiasta, piena di colore e sensualità, attraverso la quale riempiono le vie del comune. La danza, eseguita solo tre volte all’anno, simboleggia la vittoria del bene sul male. La protagonista è una donna, simbolo di femminilità e fertilità, alla quale gli uomini rendono omaggio. Detta donna sarà colei che sconfiggerà la figura del Diavolo, incorporata successivamente e con connotazioni cristiane.

I Cossiers de Montuïri sono stati premiati nel 2012 con il Ramon Llull Award per essere rimasti fedeli allo spirito della celebrazione, essendo l’unico gruppo dell’isola che è rimasto ininterrotto nel corso della sua storia.

I COSSIERS BALLANO DIECI BALLI DIVERSI E ESCONO TRE GIORNI ALL’ANNO: PER NOSTRA SIGNORA D’AGOSTO, IL 15; IL SABATO DI SAN BARTOLOMEO, 23 AGOSTO, E IL GIORNO DI SAN BARTOLOMEO, PATRONO DEL PAESE, IL 24 AGOSTO

I Cossiers di Montuïri ballano dieci balli diversi e escono tre giorni all’anno: per Nostra Signora d’Agosto, il 15; il sabato di San Bartolomeo, 23 agosto, e il giorno di San Bartolomeo, patrono del paese, il 24 agosto. Senza dubbio, questa è la località dove queste danze rituali sono rimaste più radicate. Se ne vanno accompagnati da un demone, che in questo caso si chiama Corno Verde.

Se ne vanno accompagnati da un demone, che in questo caso si chiama Corno Verde.

CORNAMUSE E DEMONI, LE DANZE COSSIER

I danzatori dai cappelli di paglia proteggono la bella dalle manacce come se fosse la pupilla dei loro occhi, volteggiando e cercando di tenere lontane da lei le seduzioni demoniache. Altri uomini nei pressi danno loro manforte e agitano le strisce di tessuto colorato, che hanno una funzione difensiva, per proteggere la «dama» (in realtà un giovane in abiti femminili, anche se questo fatto sta già cambiando e molte donne stanno già ballando come «dama»). Il dramma danzato si svolge dentro e davanti alla chiesa: passo dopo passo, tutto il gruppo si muove fino all’altare, ma il danzatore travestito da demone cerca di impedire alla dama di raggiungere il luogo sacro.

IL BENE HA LA MEGLIO SUL MALE, LA LUCE VINCE LE TENEBRE

Accompagnati da flauti, xeremies -le zampogne maiorchine- e tamburelli, i danzatori continuano a difendere la virtù della donna e le aprono la strada. La danza ha un lieto fine alla maiorchina: il bene ha la meglio sul male, la luce vince le tenebre.

Questa danza, chiamata cossier, si svolge perlopiù davanti a una chiesa o dentro, e proprio ad Algaida e nei suoi dintorni la tradizione della danza cossier è ancora molto viva. Per la verità questa tradizione è rispettata anche il altre località, come per esempio a Montuïri, Porreras, Sóller e Pollensa. Vale la pena menzionare anche I Cossiers dell’Escola de Música i Dances de Mallorca, che da anni ballano il Corpus Christi e La Colcada o Festa de l’Estendard, ogni 31 di dicembre.

L’ESCOLA DE MUSICA I DANCES DE MALLORCA, IL NUOVO PUNTO DI RIFERIMENTO

Nel 1975 è stata fondata l’Escola de Música i Dances de Mallorca da Bartolomé Enseñat i Estrany. Ha come scopi studiare, documentare, insegnare, diffondere e promuovere gli elementi della cultura popolare e tradizionale di Maiorca, in particolare la danza, la musica, gli strumenti e l’abbigliamento.

Nel 2015 le è stata assegnata la Medaglia d’Oro del Consell de Mallorca.

In altre località, come Alaró, questa danza rimase quasi nell’oblio per oltre settant’anni e venne ripresa solo negli anni Novanta del XX secolo, il merito incontrastato va allo scienziato Francesc Vallcaneras dell’Escola de Música i Dances de Mallorca.

ELS COSSIERS D’ALARÓ, APROXIMACIÓ AL FET DELS COSSIERS DE MALLORCA

Merita di essere sottolineato il lavoro svolto da Vallcaneras Jaume, che si riflette nel suo libro «Els Cossiers d’Alaró» per recuperare la danza dei Cossiers, dopo la sua scomparsa nel 1939.

La dedica del libro è abbastanza eloquente «A tots els que han estat, o seran, Cossiers a Alaró»/A Tutti coloro che sono stati, o saranno, Cossiers ad Alaró.

Come dice l’autore nell’introduzione del libro «L’unico motivo che mi spinge a presentare questo lavoro è quello di contribuire con il mio modesto lavoro al compito obbligato di recuperare Il Ball de Cossiers a Alaró»

I Cossiers d’Alaró ballarono nuovamente in occasione dei festeggiamento di San Roc nel 1992

I Cossiers d’Alaró escono solo un giorno all’anno, per Sant Roc, il 16 agosto. Si sono ripresi nel 1992, rappresentano due danze diverse e sono accompagnati da diavoli.

CONSIDERARE

I Cossiers di Algaida escono due volte l’anno: la prima, il giorno del loro santo patrono, Sant’Onorato, il 16 gennaio, e la seconda, il giorno di San Giacomo, il 25 luglio. Dal 1965 al 1972 il ballo ha cessato di essere qualcosa di popolare per diventare un’attrazione turistica. Il repertorio delle danze è piuttosto vasto e, come i costumi, mantiene molte somiglianze con quello dei Cossiers de Montuïri.

I Cossiers di Manacor si sono ripresi nel 1981, e, attualmente, il giorno di partenza varia a seconda delle date della festa di Sant Crist della Chiesa Addolorata (è sempre domenica) e della proclamazione delle Fiere e delle Feste di Primavera (è sempre Venerdì). Rappresentano cinque danze diverse, sono accompagnate da demoni e il loro abbigliamento è uno dei più singolari. Si distingue dal resto dei gruppi per la conservazione dei broquers, una danza che deriva dai balli di bastoncini che vengono eseguiti in tutta Europa.

I Cossiers di Montuïri ballano dieci balli diversi e escono tre giorni all’anno: per Nostra Signora d’Agosto, il 15; il sabato di San Bartolomeo, 23 agosto, e il giorno di San Bartolomeo, patrono del paese, il 24 agosto. Senza dubbio, questa è la località dove queste danze rituali sono rimaste più radicate. Se ne vanno accompagnati da un demone, che in questo caso si chiama Corno Verde.

I Cossiers di Pollença sono stati recuperati nel 1981 e attualmente escono a ballare il giorno della loro patrona, Nostra Signora degli Angeli, il 2 agosto. Contrariamente a quanto accade in altri paesi, il gruppo è composto da dodici cossiers e una signora. Non sono accompagnati da demoni e rappresentano quattro diversi tipi di danze.

I Cossiers dell’Escola de Música i Dances de Mallorca ballano due volte l’anno:il Corpus Christi e La Colcada o Festa de l’Estendard, ogni 31 di dicembre.

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Llompart Moragues, Gabriel. «Els Cossiers de Mallorca». Boletín de la Cámara Oficial de Comercio, Industria y Navegación de Palma, núm. 653 (1996).

Vallcaneras Jaume, Francesc. Els Cossiers d’Alaró. Aproximació al fet dels Cossiers de Mallorca. Alaró: Ajuntament d’Alaró, 1990.

Maiorca, Vita e Cultura di un’isola.

Torres Josep, Un po`di qua e un po’ di la´

 

ADDIO A RENATA SCOTTO, IL GRANDE SOPRANO ITALIANA

L’ULTIMA GRANDE DIVA DELL’OPERA

È morta la soprano Renata Scotto, una delle voci più importanti d’Italia: se ne è andata giovedì nella sua casa di New York. Renata Scotto aveva 89 anni.

Aveva debuttato a 19 anni come Violetta nella Traviata

Nata nel 1934 nella città di Savona, nel nord Italia, ha ricevuto lì le sue prime lezioni di canto, che ha iniziato all’età di 14 anni. Due anni dopo si trasferisce a Milano per proseguire gli studi. Debuttò nel 1952, al Teatro Chiabrera della sua città natale, nel ruolo di Violeta ne ‘La Traviata’ di Verdi. Solo un anno dopo canta alla Scala di Milano al fianco di Renata Tebaldi e Mario Del Monaco nel cast de ‘La Wally’ di Catalani. La sua insegnante di spagnolo, Mercedes Llopart, fu fondamentale per la carriera di Scotto, che trionfò sui grandi palcoscenici operistici mondiali, dal Bolshoi di Mosca alla Royal Opera House di Londra, dove debuttò nel 1960, al Metropolitan Opera House di New York. , dove si esibì come Madama Butterfly nel 1965. Fu lo spagnolo Alfredo Kraus a consigliare a Scotto di andare a Llopart quando la vertigine del successo portò il soprano ad una grave crisi vocale e personale. Rafforzata, torna sul palcoscenico e si esibisce alla Fenice, allo Stoll Theatre di Londra e al Festival di Edimburgo tra il 1956 e il 1957. A Edimburgo, sostituisce Maria Callas nel ruolo di Amina ne ‘La sonnambula’, ruolo che consolida il panorama italiano cantante come uno dei migliori interpreti del repertorio bel cantístico. Tra i suoi ruoli più ricordati, l’indimenticabile Cio-Cio-San in ‘Madama Butterfly’; Mimi in ‘La bohème’ o Lucia in ‘Lucia di Lammermoor’. Con Plácido Domingo il soprano canterà nel 1988 al Liceo di Barcellona e un anno dopo alla Zarzuela di Madrid l’opera ‘Fedora’, di Giordano. Domingo l’ha salutata così sui suoi social: «Con il cuore spezzato per la morte di Renata Scotto, una delle più grandi cantanti della storia, insegnante dedicata ai giovani cantanti, e per me, personalmente, una delle mie compagne di scena … più frequenti, con più di cento recite insieme nel corso della nostra carriera».

Dal 1997 Scotto è stato membro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Negli ultimi anni ha vissuto negli Stati Uniti, dove dopo aver lasciato il palcoscenico si è dedicato alla direzione d’opera e all’insegnamento alla Juillard School of Music di New York e alla Yale University. Nel 2017 Scotto ha tenuto per la prima volta in Spagna un corso di interpretazione vocale organizzato da Amigos de la Ópera de La Coruña.

IL LEGGENDARIO SOPRANO ITALIANA È STATA FONDAMENTALE PER LA LIRICA NEL 20º SECOLO E SI È DEDICATA ALL’INSEGNAMENTO DOPO AVER LASCIATO IL PALCOSCENICO

Le cronache ricordano che la sua carriera prese il largo a Edimburgo quando, con le maestranze della Scala, sostituì la Callas in una serie di acclamate recite della belliniana «Sonnambula». Fin dall’inizio la sua fu dunque una carriera internazionale che la faceva essere di casa a Londra, New York, Vienna, Berlino come nelle altre piazze che contano, insieme con i massimi cantanti del suo tempo a partire da Luciano Pavarotti. Ma il suo punto di riferimento è stata la Scala, dove era amatissima e dove tornava con svizzera puntualità.

Ampio il repertorio e il lascito discografico. Difficile suggerire un solo ascolto a chi volesse farsi un’idea di chi è stata Renata Scotto. Andando a istinto si potrebbe dire le pucciniane Cio-Cio-San e Liù e la donizettiana Lucia. Ma come lasciar fuori la sua Violetta, memorabile sia nelle acrobazie del primo, sia nella drammaticità del secondo, sia nel lirismo del terzo atto.

I FICHI D’INDIA, UN FRUTTO ARRIVATO DALL’AMERICA

I MAIORCHINI BATTEZZARONO I FRUTTI SPINOSI CON IL NOME DI FIGUES DE MORO

LA FIGA DE MORO VENIVA GIÀ CONSUMATA 9.000 ANNI FA IN MESSICO

Alla fine del mese di agosto è solito di vedere nelle siepe e negli angoli di frutteti e proprietà di Maiorca come i fichi d’india irrompono in frutti che, nonostante un involucro spinoso e difficile, offrono al loro interno una polpa gustosa, dolce e mielata che fa le delizie di chi -anche una sola volta nella vita- si sia avventurato a assaggiarla.

Il fico moro, pur essendo un frutto molto conosciuto in casa nostra, non ha raggiunto la diffusione che altri frutti «tropicali».

I MAI0RCHINI BATTEZZARONO I FRUTTI SPINOSO COL NOME DI FIGUES DE MORO, «FICHI DEI MORI» MENTRE I MORI LI CHIAMARONO «FICHI DEI CRISTIANI»

Le navi de conquistatori di ritorno dal Nuovo Mondo devono essere sembrate orti e frutteti galleggianti agli spagnoli. Accanto alle molte piante, ormai diventate insostituibili sulle nostre tavole quotidiane, le imbarcazione trasportavano anche un tipo di arbusto coriaceo che dava però frutti prelibati: il fico d’India.

I maiorchini battezzarono i frutti spinosi col nome di figues de moro, «fichi dei mori», mentre i mori li chiamarono «fichi dei cristiani». Ancora oggi la pianta è apprezzata come ornamento e viene collocata come siepe difensiva intorno ai terreni, per tenere lontani intrusi umani e animale indesiderati.

Le foglie rigogliose, sempre rivolte verso il sole, ricordano per la loro forma le orecchie degli elefanti, sollevate quando sono in ascolto. A Maiorca l’attività non assunse mai dimensioni industriali, anche perché la concorrenza delle Canarie, dell’Algeria e del Sudamerica era tropo forte.

Si conoscono due varietà di fico d’India: accanto a quello più comune, ritenuto l’originale e denominato Opuntia ficus barbarica con le spine chiare e corte, esiste la Opuntia dilleni, riconoscibile per le spine lunghe fino a sette centimetri e i fiori giallo limone.

I frutti spinoso vengono spesso raccolti ancora acerbi con un’apposita pinza di legno.

I fichi d’India hanno una polpa di colore arancio o rossa dal sapore piacevole e leggermente asprigno e vengono consumati crudi nel periodo di maturazione. Sono molto usati per la preparazione di confetture. Quando il frutto viene servito crudo, si possono mangiare anche i numerosi semi.

Per gustare la polpa succosa e simile a quella del fico, bisogna spellare il frutto partendo dall’alto e facendo molta attenzione alle centinaia di minuscole spine quasi invisibili dotate di pericolosi uncini che possono conficcarsi facilmente sulla lingua e annidarsi pelle per giorni. La cosa migliore è acquistare frutti già pronti per il consumo d’estate al mercato o nei chioschi per la strade e gustarli direttamente.

Ma il migliore, regalato da un amico e già sbucciato. Sono i migliori.

SORBET DE FIGUES DE MORO / SORBETTO AI FICHI D’INDIA

ingredienti:

500 g di fichi d’India mondati

30 g di zucchero

3-4 cucchiai di succo di limone spumante

Sbucciare i fichi d’India attentamente per evitare le spine.

Frullare tutti gli ingredienti e passarli al setaccio.Versare il composto nella gelatiera o in un contenitore da freezer e lasciarlo indurire 15 minuti prima di servirlo, estrarre il sorbetto dal freezer perché si ammorbidisca.

A Minorca non fanno il gelato ai fichi, ma fanno una bevanda molto interessante, chiamata Arrop de figues de moro.

Per ogni chilo di fichi sbucciati, mezzo litro di acqua minerale o di rubinetto.

MAIORCA Vita e cultura di un’isola

Beppe, il cuoco

EL FERRAGOSTO PIÙ CALDO DELLA STORIA

NE PARLIAMO A SETTEMBRE

Il Ferragosto è la festa più attesa dellestate: ha origini nella storia dell’Antica Roma, poi intrecciate con la tradizione cattolica. Il nome della festa di Ferragosto deriva dal latino feriae Augusti (riposo di Augusto), in onore di Ottaviano Augusto, primo imperatore romano, da cui prende il nome il mese di agosto.

Molte persone sono in vacanza e anche se il mare, la spiaggia e la montagna possono rendere più sopportabili le alte temperature. Tutti ricorderanno il Ferragosto di quest’anno 2023.

NE PARLIAMO A SETTEMBRE

Una tipica frase italiana in questo periodo estivo è NE PARLIAMO A SETTEMBRE.

Bene, continuiamo ad approfittare giorni de vacanze e di lavoro parleremo a settembre.

Ma tra un giorno e l’altro Beppe il cuoco sta lavorando nel prossimo incontro di cucina sotto il titolo «Cucina Siciliana».

La Sicilia terra di sole, di mare e tesori della storia dell’arte. La sua unicità risiede anche nelle specialità tipiche, imperdibili in un viaggio attraverso le provincie di questa favolosa isola: gli arancini di Palermo, i cannoli siciliani gustati in una pasticceria catanese o un buon piatto di pasta condita con pesto alla trapanese. Un percorso enogastronomico che non ha eguali e vi farà desiderare di rimanere più a lungo possibile in questa magica terra. Vogliamo allora portare un po’ di quella atmosfera sulle vostre tavole, preparando insieme a noi le specialità siciliane più amate, le ricette più famose e saporite, dolci e tradizionali. Le ricette che ogni siciliano custodisce e che ci permette di scoprire un po di più ogni giorno dovrebbero essere un vero e proprio patrimonio dell’umanità! Ed è proprio a ricette come queste che non si dovrebbe mai rinunciare! 

Una cucina ricca, stratificata, dai sapori tipicamente mediterranei: parliamo della cucina siciliana, una delle cucine regionali più apprezzate e celebri. Una delle caratteristiche delle ricette siciliane è quella di essere molto varie: ogni città spicca per delle pietanze ormai diventate dei capisaldi della cucina tradizionale dell’isola e, molte pietanze in comune vengono realizzate con ingredienti che cambiano di provincia in provincia, ma spesso anche di comune in comune.

La cucina siciliana, infatti, è ricca anche grazie alle molte dominazioni che questo territorio ha subito e spesso accolto: si possono chiaramente ritrovare influenze della tradizione nordafricana, come nel caso del cous cous, ma anche influenze della cucina araba e greca, fino i lasciti della cucina normanno – francofona e di quella ispanica. Tra le ricette più popolari non mancano i primi piatti come la pasta alla Norma, tipica della cucina catanese, lo street food rappresentato dagli arancini palermitani, i secondi piatti come gli involtini di pesce spada, che si preparano un po’ in tutta l’isola con ingredienti diversi, o i famosi dolci a base di ricotta come i cannoli siciliani o la cassata.

Se ami le focacce puoi provare diversi specialità come lo sfincione palermitano, o la versione bagherese, o la ravazzata, altra ricetta tipica del Capoluogo. Tantissimi i primi piatti golosi, oltre alla citata Norma, come le busiate alla trapanese, la pasta con le sarde o i celebri anelletti al forno, perfetti anche per un picnic.

Ottima la ricetta della caponata, anche in questo caso un piatto tipico siciliano fatto in mille versioni diverse, spesso anche con il pesce (la ricetta originale, infatti, prevedeva il capone appunto, ossia la lampuga). Anche le sarde a beccafico sono una ricetta molto famosa e cucinata in mille modi diversi: noi ti proponiamo la versione fritta alla catanese.

Nell’elenco dei piatti siciliani una buona parte è occupata dai dolci: oltre a torte, cassate e monoporzioni, ti suggeriamo di provare anche la ricetta della granita, che deriva dalla cucina greca, con la sua immancabile compagna brioches con il tuppo. Ti resta solo che scegliere fra questa selezione di ricette siciliane semplici e golose la tua preferita e cucinarla per chi ami di più.

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La caponata è uno dei piatti simbolo della cucina siciliana, un saporito contorno che ha per protagoniste le melanzane, da sempre utilizzate nella tradizione regionale. Rigorosamente fritte, nella versione classica le melanzane si uniscono a cipolla, sedano, pomodoro, olive verdi e capperi. Ciò che rende questa specialità tanto irresistibile è però il tipico e inconfondibile gusto agrodolce, ottenuto ripassando le verdure in padella con una miscela di aceto di vino bianco e zucchero.

Il pesto alla trapanese è una ricetta tipica della Sicilia occidentale. Il pesto alla trapanese è una ricetta antica che ha origine nei porti trapanesi.
A Trapani si fermavano infatti le navi genovesi provenienti dall’Oriente e ovviamente i marinai genovesi fecero conoscere il pesto ai siciliani.
I trapanesi modificarono la ricetta del pesto aggiungendo gli ingredienti tipici del loro territorio.
Ecco così spiegata l’aggiunta delle mandorle e dei pomodori freschi. Il pesto alla trapanese si sposa bene con tutti i tipi di paste, ed ha un sapore delicato e molto aromatico.
Come vuole la tradizione, tutti gli ingredienti del pesto dovrebbero essere pestati in un mortaio, ma se non lo possedete andrà benissimo anche un mixer.
Il pesto alla trapanese è ottimo usato sia per la pasta servita calda che fredda.

Gli arancini di riso (o arancine), vanto della cucina siciliana, sono dei piccoli timballi adatti ad essere consumati sia come spuntino che come antipasto, primo piatto o addirittura piatto unico. In Sicilia si trovano ovunque e in ogni momento, sempre caldi e fragranti nelle molte friggitorie, insieme a cazzilli e panelle: di città in città spesso cambiano forma e dimensioni, assumendo fattezze ovali, a pera o rotonde, a seconda del ripieno. Si possono contare circa 100 varianti: dalla più classica al ragù e al prosciutto, a quelle più originali come gli arancini di spaghetti, gli arancini al pistacchio, gli arancini agli spinaci e gli arancini con ragù e fagioli oppure addirittura gli arancini al forno! Persino nella cucina campana c’è una versione molto simile conosciuta come «palle di riso» e che si abbina sempre agli altri fritti tipici, comprese le frittelle di sciurilli.
Noi oggi vi presentiamo le due classiche intramontabili, al ragù di carne di maiale e piselli e al prosciutto e mozzarella.

Se vi state rilassando sotto il sole cocente ma volete rinfrescarvi un po’, troverete come la tradizione culinaria e dolciaria siciliana offra un’infinità di prelibatezze a base di prodotti locali. Basterà raggiungere uno dei tanti chioschetti e bar del lungomare specializzati nelle granite! Dopo quella al limone, la Sicilia infatti è famosissima per la prelibata granita alla mandorla! Originaria del siracusano, zona molto ricca di alberi di mandorlo, la granita alla mandorla è favolosa da assaporare da sola o come ripieno di una soffice brioche. Questa granita rimarrà nei vostri ricordi anche al ritorno dalle vacanze! Per chi deve ancora attendere le tanto agognate ferie estive, vi proponiamo la nostra versione home made: abbandonatevi al piacere di questi deliziosi fiocchi di ghiaccio per portare la Sicilia a casa vostra!

CUCINA IN PREPARAZIONE:

Pesto alla trapanese

Caponata

Arancine

Pasta alla Norma

Pasta con le sarde e finocchietto selvatico

Granita alla mandorla

Buona estate e A Presto !!!