GIOVEDÌ GRASSO CHIUDE IL CARNEVALE

GIOVEDÌ GRASSO: ECCO IL SIGNIFICATO E PERCHÉ SI CHIAMA COSÌ

 

 

 

Il giovedì precedente l’ultimo giorno di Carnevale in tutta Italia viene chiamato col nome di Giovedì Grasso. È il ultimo giovedì prima dell’inizio della Quaresima. Si sa, nel nostro Paese esso prende nomi diversi a seconda della zona e in Toscana, per esempio, viene chiamato Berlingaccio.

Tradizionalmente l’origine del nome si deve all’unione del tedesco «bretling», che significa tavola, alla forma latina composta da «per» più «ligere», che viene tradotto con leccare insistentemente nel senso di mangiare con piacere. Ma cos’è esattamente il Giovedì Grasso e soprattutto perché si chiama così?

La tradizione ci porta a Venezia dove, durante questa giornata, in Piazza San Marco veniva svolta una grande festa celebrativa in onore di un’importante vittoria: la Serenissima aveva affrontato il patriarca Ulrico che approfittò della guerra in corso fra Venezia, Padova e Ferrara per sferrare il colpo fatale a Grado, costringendo il patriarca Enrico Dandolo a fuggire. Per ricordare la vittoria, venne stabilito che ogni Giovedì Grasso i macellai ed i fabbri avrebbero mozzato le teste ai tori, richiamando così l’idea di poter togliere ogni ostacolo.

Che abbia origini storiche, come sostengono alcuni, oppure una valenza religiosa come asseriscono altri, poco importa: il Giovedì Grasso è comunque capace di scatenare lo spirito goliardico degli italiani, capaci di interpretare al meglio lo stile del Carnevale.

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PROGRAMMA:

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DOMENICA 30. LECCE -GALLIPOLI -POLIGNANO A MARE

 

 

 

 

 

LUNEDÌ 1. ALBEROBELLO -LOCOROTONDO -TARANTO

 

 

 

 

 

MARTEDÌ 2. VALENZANO -NAPOLI -PALMA

 

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DAL 22 AL 25 DI MARZO 2019

Salida desde Palma a las 16.30 horas en vuelo directo con destino Roma. Llegada y recogida del grupo en el Aeropuerto de Roma. Traslado al hotel. Tarde libre. Cena (incluida) y Alojamiento.
23 DE MARZO SABADO ROMA
Desayuno en el hotel. A continuación, excursión
Roma Panorámica ò Barroca –visita a pie (3 hrs de duración)
Lugares Fuente de Trevi – Panteon – Plaza Navona
Saliendo de hotel se llegará cerca de Fuente de Trevi y de aquí andando. La fuente es mundialmente conocida gracias a la famosa película “La Dolce Vita” y a la canción “Three coins in the Fountain” (en esta época se
está reformando no hay agua, pero las monedas se tiran en una pequeña fuente). Paseando por las estrechas calles peatonales de la ciudad, con sus edificios medievales y sus tiendas típicas, llegaremos al Panteón antiguo templo dedicado a los dioses y más tarde iglesia cristiana consagrada a los mártires, es una de las construcciones más imponentes de la antigüedad, especialmente famoso por su increíble cúpula, construida
en el II siglo y aun la más ancha del mundo (su diámetro mide 1,50 m. más de la de San Pedro). Siempre andando se llegará a la plaza más espectacular de Roma Plaza Navona, con la famosa Fuente de Los Cuatro Ríos (la que se menciona en Ángeles y Demonios), obra maestra de Juan Lorenzo Bernini, y la iglesia de Santa Inés proyectada por el genial arquitecto Francisco Borromini. (No se incluye ninguna entrada a
monumentos o museos)
Tarde libre. Cena y alojamiento.
24 DE MARZO. ROMA.
Desayuno. Dia libre en la ciudad. Cena y alojamiento.
25 DE MARZO . ROMA -PALMA
Desayuno. a la hora indicada, traslado hasta el aeropuerto, donde tomaremos el vuelo directo con destino Palma de las 14.30 horas. Llegada a las 16.00 aprox y fin de nuestro viaje.
EL PRECIO INCLUYE
 Vuelo Palma – Roma – Palma (Ryanair, incluye equipaje pequeño de mano)
 3 noches en hotel 4* en centro de Roma
 Régimen media pensión.
 Bebidas no incluidas
 Autocar para los traslados.
 Excursión con guía oficial en Roma .
 Seguro de viaje.
EL PRECIO NO INCLUYE
 Equipaje facturado, consultar en el momento de hacer la reserva.
 Tasa turística aproximado 6€ por persona y día, pago directo en el hotel.
 Extras en hoteles.
 Todo aquello no especificado en el itinerario y en “El precio incluye”
 Entradas a monumentos no indicados en el itinerario como incluido.
Grupo mínimo de 45 personas. Cualquier variación en el número de participantes puede suponer un cambio en el precio.
**PRECIO EN BASE A RESIDENTES. EL ORDEN Y DÍA DE LAS EXCURSIONES PODRÁ SER MODIFICADO SIN QUE ELLO
ALTERE EL CONTENIDO DEL VIAJE. ***

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I’ Te Vurria Vasà
Tre ragazze a Ischia
DATA: Venerdì 30 di novembre alle 20:00
Luogo:
Ristorante Bianco e Rosso
C/ Fabrica 6
07013 Palma
Bisogna confermare la presenza

MENÙ DEGUSTAZIONE

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con marmellata tiepida di fragole

Carpaccio di manzo con rucola e parmigiano

Melanzane alla parmigiana

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IL CARNEVALE

TEMPO DI BALLO IN MASCHERA, TEMPO DI FRIGGERE

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Certamente non è facile indagare sulle origini di una festa come il carnevale, le cui tracce storiche nessuno ha potuto o voluto realmente conservare. Non è possibile nemmeno fare luce sui diversi aspetti che ne caratterizzano i festeggiamenti, in quanto, nel corso dei secoli e in realtà geografiche diverse, il carnevale si è arricchito di sfumature sempre nuove.
L’etimologia del termine «carnevale» risale, con ogni probabilità, al latino carnem levare, espressione con cui nel Medioevo si indicava la prescrizione ecclesiastica di astenersi dal mangiare carne a partire dal primo giorno di Quaresima, vale a dire dal giorno successivo alla fine del carnevale, sino al «giovedì santo» prima della Pasqua. Il carnevale infatti, nel calendario liturgico cattolico-romano si colloca necessariamente tra l’Epifania (6 gennaio) e la Quaresima. Le prime testimonianze documentarie del carnevale risalgono ad epoca medievale (sin dall’VIII sec. ca.) e parlano di una festa caratterizzata da uno sregolato godimento di cibi, bevande e piaceri sensuali. Per tutto il periodo si sovvertiva l’ordine sociale vigente e si scambiavano i ruoli soliti, nascondendo la vecchia identità dietro delle maschere.
I festeggiamenti culminavano solitamente con il processo, la condanna, la lettura del testamento, la morte e il funerale di un fantoccio, che rappresentava allo stesso tempo sia il sovrano di un auspicato e mai pago mondo di «cuccagna», sia il capro espiatorio dei mali dell’anno passato. La fine violenta del fantoccio poneva termine al periodo degli sfrenati festeggiamenti e costituiva un augurio per il nuovo anno in corso. Nelle varie manifestazioni carnevalesche è possibile individuare un denominatore comune: la propiziazione e il rinnovamento della fecondità, in particolare della terra, attraverso l’esorcismo della morte. Il periodo carnevalesco coincide più o meno con l’inizio dell’anno agricolo, un chiaro indizio che permette di collegare direttamente il carnevale alle feste greche di impronta dionisiaca (le feste in onore di Dionisio, dio greco del vino, caratterizzate dal raggiungimento di uno stato di ebbrezza ed esaltazione entusiastica, che sfociavano in vere e proprie orge), e a quelle romane dei Saturnali (solenne festa religiosa, che si celebrava in onore del dio Saturno e durante la quale si tenevano cerimonie religiose di carattere sfrenato e orgiastico, che prevedevano tra l’altro la temporanea sospensione del rapporto servo-padrone). Lo stretto rapporto esistente tra queste feste e alcuni costumi del carnevale è evidente, anche se ignorato dai più. In tempi recenti gli storici hanno insistito maggiormente sull’origine agraria e sociale del carnevale. Esso è irrisione dell’ordine stabilito e capovolgimento autorizzato, limitato e controllato nel tempo e nello spazio dall’autorità costituita. In altre parole la festa del carnevale era vista dalle classi sociali più agiate come un’ottima valvola di sfogo concessa ai meno abbienti allo scopo di garantirsi il protrarsi dei propri privilegi. Non meno interessante è l’origine e la valenza demoniaca di alcune tra le maschere carnevalesche più famose e antiche, come quella nera sul volto di Arlecchino o quella bipartita (bianca e nera) di Pulcinella. Studi sul significato psicologico della volontà di indossare una maschera hanno mostrato che l’irresistibile attrazione esercitata dal carnevale sta proprio nella possibilità di smettere di essere se stessi per assumere le sembianze e il comportamento della maschera. Questa scelta, quando non è condizionata da fattori economici, rivela interessanti, e talvolta inaspettati, aspetti psicologici di una persona. Queste brevi note storiche, lungi dall’esaurire l’argomento, vogliono far riflettere il lettore sulla reale origine del carnevale e sull’impossibilità per ogni cristiano, separato dalle usanze del mondo e consacrato a Dio, di lasciarsi coinvolgere sia pure dal minore di questi aspetti.

TEMPO DI FRIGGERE (*)

Il significato ultimo del Carnevale si concentrava sul cibo: de carnevale se fa baldoria, si mangia e si beve a sazietà, senza misura.

La tradizione prevedeva un cibo “grasso”, il maile, acompagnato da vin bon e fritole, frittelle, con tre scadenze “festive”: il primo, a metà, e l’ultimo di Carnevale. Nelle domeniche, con l’onto, unto di maile, si confezionava el brazelo, una ciambella, oppure el bigoloto, una focaccia, spesso di farina gialla. Fare le fritole, è come dire “fare carnevale”; le frittelle rappresentano il “dolce”, l’espressione “rituale” domestica del Carnevale

La “forma” delle frittelle e gli “ingredienti” (farina, dolci, grasso) riportano alla confezione de cibi “dei morti”: il Carnevale costituisce “la morte dell’inverno” e il “passaggio” alla stagione produttiva.

Infatti, la forma e gli ingredienti della frittella restano inalterati per secoli: piccola e rotonda, fatta con acqua, farina, zucchero e unto di maile. Questo, anche se il nome cambia e potevano chiamarsi fritole, faete, sossole.

FRITO’LE A’LA VENESSIANA

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Ingredienti:

400g di farina di frumento tipo 0

25 g di lievito di birra fresco

50 g di zucchero

2 uova

100 g di uvetta

latte

grappa

olio di semi di mais

50 g di zucchero vanigliato

sale

Sono le popolari frittelle tipiche del carnevale veneziano di cui esistono diverse varianti. In questa ricetta viene proposta l’utilizzo dell’olio di semi al posto dello strutto, come si usava un tempo.

Lavare l’uvetta e lasciarla in ammollo in un tazza con la grappa per circa mezz’ora. Versare la farina in una terrina e incorporarvi un po’ di latte, lo succhero e le uova, formando un impasto abbastanza tenero. Salare leggermente, unire il lievito sciolto in un po’ d’acqua tiepida e l’uvetta scolata dalla grappa e strizzata; amalgamare con molta cura. Sistemare quindi l’impasto in un luogo tiepido e riparato e lasciarlo lievitare per circa 2 ore.

Trascorso questo tempo, scaldare dell’olio in na padella e, appena è fumante, varsavi l’impasto con l’aiuto di un cucchiaio: quando le frittelle si rapprendono, voltarle con una schiumarola e lasciarle in padella finché avranno assunto un bel colore dorato. Infine scolare e lasciarle asciugare su carta assorbente da cucina.

Disporre a mano a mano le frito’le su un piatto da portata e infine imbiancarle con lo succhero vanigliato.

Le zeppole, le frittelle di Carnevale che si mangiano a Napoli

Fritte e ricoperte di zucchero, le zeppole sono il dolce tipico di Carnevale che veniva preparato a Napoli dall’inizio dell’800. Ingredienti semplici e tanto gusto per una frittella che piace a tutti

Le zeppole sono le frittelle preparate a Napoli, croccanti fuori e morbide dentro, tipiche dei giorni di Carnevale, la cui preparazione risale all’800, quando si improvvisavano friggitorie all’aperto e chiunque passeggiava per la città con cesti ricolmi di zeppole da portare a casa o da regalare ad amici e conoscenti. Dolce povero ma gustosissimo, viene ancora oggi preparato per i giorni di festa e la ricetta è rimasta pressoché la stessa di sempre. Le zeppole si friggono in abbondante olio e si possono guarnire con zucchero semolato o con miele, secondo il gusto.

 

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La ricetta delle zeppole di Carnevale

Ingredienti: 250 g patate lessate e sbucciate, 250 g farina 00, latte tiepido, 25 g lievito di birra, scorza di limone, 2 uova, 50 g burro, 50 g zucchero, un pizzico di sale, olio per friggere.

Procedimento: Disponete la farina a fontana, aggiungete le patate schiacciate, sciogliete il lievito in poco latte, incorporatelo alla farina e alle patate, unite il burro, lo zucchero e le uova.

Iniziate a impastare e unite poi la scorza di limone e per ultimo il sale. Se l’impasto fosse troppo denso, aggiungete un po’ di latte. Lasciate lievitare la pasta coperta da uno strofinaccio per almeno due ore. Dividetela poi in piccoli panetti, rotolateli sul tavolo infarinato e formate dei cordoncini dello spessore di un dito. Tagliateli a circa 20 cm e chiudeteli a ciambella, incrociando le due estremità una sull’altra. Disponete tutte le zeppole su un canovaccio infarinato, copritele con un altro telo e sopra tutto ponete una coperta di lana non troppo spessa. Fate lievitare le vostre zeppole ancora per circa un’ora e quando saranno ben gonfie, friggetele, una alla volta, in abbondante olio di arachide, sino a che saranno dorate da entrambe le parti. Scolate poi l’olio in eccesso su un foglio di carta assorbente, lasciatele raffreddare e poi cospargetele di zucchero semolato e servite.

Buon Carnevale e buon appetito!!!

Il Cuoco

 

(*) Ricette tratte di Baíco’li, Za’leti, Ga’lani, «La dolce Serenissima Republica», e di «La Cucina Italina».

 

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Dal 01.07.2017 al 08.07.2017

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Camera doppia standard  € 505,00 per persona
Quota d’apertura pratica: Gratuita
Supplemento Camera Singola € 25,00 per notte
riduzioni 3 e 4 letto fino a 12 anni in camera con 2 adulti 20%
riduzioni 3 e 4 letto adulti da 13 anni a 99 anni 10%
scadenza : 20.03.2017
distanza dal centro: in centro
distanza dal mare : mt 200
Presenza di camere per diversamente abili : si
Abbattimento Barriere architettoniche : si
Presenza di Ascensori : si
prezzi netti hotel, per persona,per notte

L’offerta include:
Pensione completa con bevande ai pasti nella formula di 1/4 di vino e 1/2 minerale a pasto a persona, tutte le sere piano bar, 1 gran soiree ( richiesto abbigliamento adeguato), uso delle due piscine termali di cui una interna semiolimpionica, reparto termale interno convenzionato asl, 3 lezioni di body tonic, amerikan breakfast buffet, scelta tra 5 primi piatti e 5 secondi piatti (con servizio ai tavoli), con ampia preferenza per specialita’ di pesce fresco,buffet di insalate per il pranzo e di sfizioserie ed antipasti per la cena, palestra, grotta termale.

La tassa di soggiorno, se prevista, non è inclusa.
Il costo del transfer andata-ritorno AEROPORTO-PORTO-ISCHIA-HOTEL è di 94 euro da pagare direttamente in hotel
Per prenotare il volo e il viaggio rivolgersi al Sig. Miquel Leiva di VIAJES PEGASO, calle Antoni Marquès, 2 PALMA tel. 971 76 34 92
 
È possibile effettuare visite in giornata da Ischia a: Isola di Capri, Isola di Procida, Costiera Amalfitana, Napoli